Come sono arrivato a voler provare Giustocosì

Se ami la cucina autentica e segui il mondo dei content creators italiani, avrai sicuramente sentito parlare di Giustocosì, il ristorante di Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari. Situato a Treviglio, in provincia di Bergamo, questo locale è recentemente finito sotto i riflettori grazie alle recensioni entusiaste di diversi youtuber e influencer che ne hanno raccontato l’esperienza.
Dopo aver visto alcuni video che ne parlavano con grande entusiasmo, ho deciso di andare a provarlo di persona. L’atmosfera accogliente, la filosofia del locale e i piatti raccontati nei video hanno acceso la mia curiosità. In questo articolo ti racconterò la mia esperienza da Giustocosì, tra piatti, impressioni e sensazioni, sempre con lo sguardo (e il gusto) di chi ama mangiare con passione.
Servizio cortese, ma poca flessibilità nella proposta
Sono andato da Giustocosì insieme ad alcuni amici, e nel complesso il servizio è stato corretto e cortese. Il personale si è dimostrato disponibile e attento, con una gestione ordinata del servizio in sala e nessun errore particolare da segnalare. Un’accoglienza semplice ma professionale, che ha contribuito a rendere l’esperienza fluida e piacevole.
Un aspetto meno positivo, però, riguarda la struttura del menù: la proposta prevede un menù degustazione obbligatorio per l’intero tavolo, il che significa che se anche solo una persona desiderasse sceglierlo, tutti i commensali devono adeguarsi. Una regola che può creare qualche rigidità, soprattutto nei gruppi, e che limita un po’ la libertà di scelta individuale.
Il menù degustazione: una scelta “obbligata”, ma interessante

Come anticipato, la formula del ristorante prevede che se uno dei commensali sceglie il menù degustazione, tutto il tavolo debba fare lo stesso. Nel nostro caso, alcuni amici erano curiosi di provarlo, quindi abbiamo optato tutti per il menù degustazione completo, nella versione abbinata ai calici di vino, al prezzo di 69 euro a persona (anziché 59 euro per la versione senza vini).
Una scelta che, se da un lato impone una certa rigidità nella gestione della cena, dall’altro permette di vivere un’esperienza coerente e strutturata, pensata dallo chef per raccontare al meglio la filosofia del locale attraverso un percorso completo.
Prima dell’inizio ufficiale del menù, ci è stato anche servito un assaggio di benvenuto: una lonza cotta a bassa temperatura con stracciatella, semplice ma ben eseguito, che ha aperto la serata in modo piacevole.
Per iniziare: carpaccio di manzo marinato agli agrumi

La prima portata del menù degustazione è stata un carpaccio di manzo marinato agli agrumi, accompagnato da una crema di avocado e cipolla di Tropea in agrodolce, il tutto arricchito da un profumo delicato di erbe aromatiche. Un piatto fresco, ben equilibrato nei contrasti tra dolcezza, acidità e morbidezza, pensato per aprire il percorso con leggerezza e gusto. La presentazione è curata e si presta perfettamente a una foto che parla da sola.
Il primo piatto: paccheri con crema di piselli, guanciale croccante e fonduta di pecorino

Il primo piatto ha decisamente alzato il livello della serata. Si tratta di paccheri con crema di piselli, guanciale croccante e fonduta di pecorino DOP: un abbinamento classico ma ben eseguito, in cui ogni elemento trova il suo spazio. La dolcezza della crema di piselli si sposa perfettamente con la sapidità della fonduta e la croccantezza del guanciale, creando un equilibrio armonioso tra consistenze e sapori. Un piatto che abbiamo tutti apprezzato e che ha lasciato il segno.
Variante al primo: spaghettone alla chitarra con ragù di polpo

Grazie a un amico del gruppo che aveva un’allergia alla crema di piselli, siamo riusciti ad assaggiare anche un’alternativa al primo piatto previsto. Si tratta di uno spaghettone alla chitarra con ragù di polpo, servito su una crema di patate e zenzero con pesto al basilico. Una combinazione più originale rispetto alla proposta precedente, dove il mare incontra sapori morbidi e aromatici. Il ragù di polpo era ben cotto e saporito, e la crema di patate con lo zenzero aggiungeva un tocco leggermente speziato, senza coprire il gusto delicato del pesce. Un piatto interessante, forse meno “comfort” dei paccheri, ma ben costruito
Il secondo piatto: carne di qualità, ma porzione limitata

Tra le portate principali è arrivata in tavola una tagliata di manzo argentino con rucola, scaglie di Grana Padano DOP e patate al forno. La carne si è distinta per tenerezza e qualità, con una cottura precisa e un gusto pieno ma equilibrato. Anche il contorno, seppur semplice, ha accompagnato bene il piatto.
La quantità, però, è risultata piuttosto scarsa. Pur non essendo il piatto centrale del menù degustazione, ci saremmo aspettati qualcosa in più in termini di porzione, anche per mantenere una certa coerenza nel bilanciamento dell’intero percorso.
Un intermezzo fresco e leggerissimo

Prima del dessert ci è stata servita una mini portata pensata per rinfrescare il palato: un carpaccio di ananas marinato allo zenzero e pepe rosa. Una proposta semplice e molto leggera, quasi simbolica per dimensioni, ma gradevole per il suo contrasto tra dolcezza e nota speziata. Più un passaggio di transizione che una vera portata, utile comunque a “pulire” il gusto prima del dolce finale.
Alternativa finale: panna cotta senza lattosio con fragole fresche e coulis

Un’altra delle proposte dolciarie è stata una panna cotta senza lattosio, accompagnata da fragole fresche e un coulis leggero. La consistenza era morbida e vellutata, giustamente rassicurante, mentre le fragole e il coulis regalavano una nota fresca e fruttata. Un dolce delicato, pensato per offrire una chiusura più gentile del percorso, soprattutto per chi preferisce gusti meno intensi – e soprattutto senza lattosio. In questo caso, la proposta è stata apprezzata per semplicità e leggerezza, anche se non particolarmente memorabile.
Il dolce che non convince: il Tiramisù Giustocosì

Il percorso si è concluso con il Tiramisù Giustocosì, un dolce classico che spesso viene scelto proprio per chiudere in modo semplice ma efficace. In questo caso, però, è stato proprio il gusto a deludere: poco deciso, piatto, quasi privo di carattere. La consistenza era tutto sommato corretta, ma mancava quella profondità di sapore che ci si aspetta da un tiramisù ben fatto. Considerando che si trattava dell’ultima portata, è stato un finale meno convincente rispetto al resto dell’esperienza.
Considerazioni finali: buoni spunti, ma aspettative non pienamente soddisfatte
L’esperienza da Giustocosì si è rivelata nel complesso gradevole, con una qualità discreta e alcuni piatti davvero ben realizzati. La maggior parte delle portate ha mostrato attenzione alla materia prima e un buon livello tecnico, ma proprio le proposte più semplici – come il dessert – sono state quelle meno convincenti. Inoltre, le porzioni tendenzialmente ridotte hanno lasciato la sensazione che il menù fosse sbilanciato dal punto di vista della quantità.
Le aspettative, complice anche la visibilità online del locale e le numerose recensioni entusiaste, erano forse più alte di quanto l’esperienza abbia effettivamente restituito. Il conto finale, comprensivo di menù degustazione con vini, acqua, coperto, caffè e un mirto, è stato di 76 euro a testa. Un prezzo che colloca Giustocosì in una fascia medio-alta, giustificata in parte dalla cura del servizio e dalla proposta complessiva, ma che avrebbe richiesto maggiore equilibrio nell’esecuzione e nella quantità per risultare pienamente soddisfacente.

